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Rispetto a distribuzione e frequenza della malattia, esistono diversi tipi specifici di OA nel cane, soprattutto in relazione alla razza; inoltre, questa patologia può essere influenzata dalla taglia, dall’obesità, dal sesso, dall’eventuale sterilizzazione e dall’età.

Diffusione dell’OA

È stato stimato che l’osteoartrite colpisca oltre 25 milioni di adulti negli Stati Uniti e, secondo l’Osteoarthritis Research Society International (OARSI), nel 2016 questa patologia ha rappresentato il 2,4% di tutte le forme di disabilità. Questi, i dati nell’essere umano. E nel cane? Almeno 15 milioni di pet affetti da OA, soltanto negli Stati Uniti. Analogamente all’uomo, l’osteoartrite comporta anche nel cane delle alterazioni in tutti i comparti articolari (cartilagine, osso subcondrale, periostio) e il sintomo dominante è il dolore in entrambe le specie. Pertanto, il principale obiettivo terapeutico resta la gestione del dolore e della correlata perdita funzionale.

Non solo nel cane anziano

L’osteoartrite primaria è descritta come “idiopatica” e può essere associata a diversi fattori di rischio. L’OA secondaria a sottostanti processi patologici è ritenuta la forma più frequente nel cane. Questa malattia, infatti, è il risultato comune a una serie di alterazioni articolari, che alla fine portano tutte al declino strutturale e funzionale dell’articolazione, con zoppia e dolore. Tra queste patologie, le displasie di anca e gomito sono disturbi comuni nelle razze e negli incroci canini di taglia grande e rappresentano un noto fattore che determina OA, zoppia e ridotta mobilità. L’obesità è un noto fattore di rischio verso l’osteoartrite nell’uomo e nel cane. Tra maschi e femmine, il rischio è ritenuto analogo; in uno studio su Labrador e Greyhound, però, i maschi sono risultati più suscettibili delle femmine all’osteoartrite dell’anca. La sterilizzazione può ridurre l’azione protettiva degli ormoni sessuali verso le articolazioni. Nei cani castrati è più alta la probabilità di artrosi secondaria a problematiche al legamento crociato e a displasie di anca e gomito. Rispetto all’età, l’osteoartrite colpisce circa il 20% dei cani con più di 1 anno e il 90% di quelli che abbiano superato i 5 anni.

Displasie articolari: quali razze

Per capire cosa sia una displasia, immagina l’ingranaggio di una carrucola: se i suoi capi non vengono opportunamente oliati, o se il tragitto di scorrimento subisce delle deviazioni, l’ingranaggio non funziona più bene e la carrucola non svolge la sua funzione in maniera adeguata. Fuor di metafora, un’articolazione displasica non funzionerà più a dovere e, mediante valutazione clinica e radiografica, sarà possibile stabilire in quale grado ciò avvenga. È ormai nota da tempo la forte correlazione tra displasia dell’anca e OA: è stato anche dimostrato un aumento significativo dei marcatori di osteoartrite nei cani displasici. La displasia dell’anca è una patologia “multifattoriale”. Che significa? Che riconosce cause differenti, tra cui anche un’importante componente genetica autosomica recessiva. In corso di displasia la cartilagine danneggiata finirà per perdere il suo spessore e l’elasticità. Questa alterazione cartilaginea provocherà dolore con qualsiasi movimento, riducendo non poco la qualità di vita del pet. Per quanto riguarda il gomito, avere un peso corporeo maggiore in relazione alla grande taglia aumenta il rischio di sviluppare artrosi. Se invece il veterinario vi parlerà di displasia del gomito, in realtà potrà riferirsi alle quattro specifiche condizioni che vi rientrano: osteocondrosi del condilo omerale, frammentazione del processo coronoideo (FCP), mancata unione del processo anconeo (UAP) e incongruenza articolare.

Ma le displasie di anca e gomito colpiscono tutti i cani? Prevalentemente quelli appartenenti a razze di media-grossa taglia e gigante (compresi i relativi meticci). Potremo chiederci come mai, allora, anche il Carlino figuri negli elenchi, visto che non è di certo un gigante. Perché questa razza, insieme a Boston Terrier e Bouledogue francese, rientra tra i molossoidi di piccola taglia. Ebbene sì, esistono dei molossoidi “tascabili” che possono malauguratamente guadagnarsi, come nell’esempio del Carlino, un posto tra le prime 10 razze a rischio di displasie di anca e gomito. Nelle tabelle 1 e 2 l’elenco delle razze per entrambe le patologie, con relativo tasso di prevalenza.

Tabella 1. Displasia dell’anca: prevalenza per razza (1974-2019)

 RAZZA%
1CARLINO71.7
2BULLDOG70.5
3OLDE ENGLISH BULLDOGGE65.7
4DOGUE DE BORDEAUX58.2
5MASTINO NAPOLETANO51.8
6GRIFFONE DI BRUXELLES51.0
7SAN BERNARDO49.2
8OTTERHOUND48.7
9CLUMBER SPANIEL43.3
10TERRIER NERO RUSSO40.8
Fonte: Orthopedic Foundation for Animals (OFA)-settembre 2020 (www.ofa.org)

Tabella 2. Displasia di gomito: prevalenza per razza (1974-2019)

 RAZZA%
1CHOW CHOW49.7
2AMERICAN BULLY41.5
3ROTTWEILER38.8
4CARLINO38.7
5BULLDOG36.7
6FILA BRASILEIRO31.7
7PERRO DE PRESA CANARIO30.8
8BOERBOEL29.9
9TERRIER NERO RUSSO27.5
10OTTERHOUND27.3
Fonte: Orthopedic Foundation for Animals-settembre 2020

OA e razze di piccola taglia

La rotula fa parte dell’articolazione del ginocchio e può andare incontro a lussazione, già a partire dalle 8 settimane di età. Immagina una piccola pietra allocata nel suo alloggio che, per diversi motivi, a un certo punto ne esca. A seconda di come la rotula esce fuori posto, si parla di lussazione laterale (verso l’esterno), o mediale (verso l’interno), e può essere classificata in quattro gradi. La lussazione rotulea mediale è più frequente in razze toy e miniatura, ma anche nella taglia grande; quella laterale invece, oltre che nella piccolissima taglia, si determina anche in cani grandi-giganti. Ovviamente, si può verificare anche una lussazione traumatica, ma in questo caso è indipendente dalla razza.

Anche la lussazione di rotula è tra le patologie che possono evolvere in OA ma, a differenza delle displasie, la prevalenza è maggiore nella piccola taglia: nell’ultima classifica dell’Orthopedic Foundation for Animals (OFA) al primo posto c’è il Volpino di Pomerania, ma non manca la taglia media del Cocker Spaniel in decima posizione (tabella 3). È stato inoltre considerato che razze come Volpino di Pomerania, Chihuahua, Yorkshire Terrier e Bouledogue francese hanno maggiori probabilità di sviluppare lussazione rotulea rispetto ai loro incroci. Anche per la lussazione rotulea esistono delle Associazioni riconosciute dall’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) per la valutazione ufficiale della patologia nelle razze a rischio, che si effettua con una semplice visita ortopedica senza sedazione, eseguita da un veterinario certificato per la lettura ufficiale della patologia.

Un’altra artropatia che può evolvere in OA è la sindrome di Legg-Calvè-Perthes (o necrosi asettica della testa del femore), che si manifesta tra i 4 e gli 11 mesi di età soprattutto in Barboncini toy e West Highland White Terrier, in cui viene riconosciuta una componente genetica recessiva. Perciò, se hai un cane di queste razze, o Yorkshire Terrier e Carlino, parlane con il veterinario: sarà possibile effettuare una valutazione radiografica ufficiale in sedazione, con annessa certificazione di animale “affetto” oppure “esente”. In ogni caso, qualora tu abbia un cane di razza predisposta a displasie o altre artropatie trasmissibili, e ancor più se hai intenzione di farlo riprodurre, parlane con il veterinario ed effettua le opportune valutazioni in tempo utile!

Tabella 3. Lussazione di rotula: prevalenza per razza (1974-2019)

 RAZZA%
1VOLPINO DI POMERANIA31.4
2TERRIER AUSTRALIANO19.7
3YORKSHIRE TERRIER19.1
4KING CHARLES SPANIEL13.2
5CHINOOK11.5
6TIBETAN SPANIEL11.2
7MI-KI9.5
8JACK RUSSELL TERRIER9.4
9BOLOGNESE9.3
10COCKER SPANIEL8.6
Fonte: Orthopedic Foundation for Animals-settembre 2020

Altre artropatie, altre razze

Quante volte hai sentito parlare di legamenti crociati rotti nei calciatori? Ebbene, tra le instabilità articolari acquisite (ovvero senza componenti genetico-ereditarie), la rottura del legamento crociato anteriore si determina anche nel cane, sebbene per cause differenti. La rottura si verifica per lo più in soggetti giovani e attivi (>2 anni di età), di razze medio-grandi come Rottweiler, Golden e Labrador Retriever, Staffordshire Bull Terrier; tra le razze di piccola taglia, soprattutto in Terrier come lo Yorkshire e il West Highland, solitamente dopo i 6 anni di età. Il rischio di rottura aumenta nelle femmine sterilizzate. Altra patologia che può esitare in OA è l’osteocondrite dissecante (OCD) di spalla e gomito: si verifica, oltreché nel Border Collie, in razze grandi o giganti come Alani e Labrador Retriever di età compresa tra i 5 e i 18 mesi, soprattutto nei maschi e più spesso bilateralmente.

Consigli utili

La razza viene ormai considerata un comune fattore di rischio per diverse malattie articolari e può essere utile a identificare i soggetti predisposti, consentendo diagnosi e trattamento più precoci. Rispetto al rischio di displasie, rivolgiti ad allevatori affidabili, che utilizzino dei riproduttori dichiarati esenti dalle centrali di lettura ufficiali. Questi organismi valutano le radiografie dei soggetti in riproduzione e rilasciano una certificazione sul grado di displasia, se presente, o ne attestano l’assenza in maniera certa e tracciabile. Quindi, una volta preso il cucciolo, segui il veterinario rispetto alle indicazioni che ti darà rispetto alla delicata fase di sviluppo: un’alimentazione adeguata e non eccessiva, insieme all’indicazione al movimento “controllato” rientrano tra le regole auree della gestione dello sviluppo, soprattutto in cuccioli di razze a rischio di displasie ed altre artropatie per cui è indicata la valutazione ufficiale. Sarà anche possibile effettuare una valutazione preliminare del rischio di sviluppare la displasia dell’anca, che prevederà una valutazione clinica e radiografica specifica fin dall’età di 4-6 mesi, con una certa variabilità temporale a seconda di razza e taglia. In questa fase delicata fase, il veterinario potrà anche consigliare degli integratori alimentari mirati al mantenimento del benessere articolare. La glucosamina e il condroitin solfato sono componenti dietetici che funzionano sinergicamente; nell’uomo è stato dimostrato che la glucosamina contribuisce alla formazione e alla riparazione della cartilagine, riduce l’infiammazione e rallenta la degenerazione cartilaginea, mentre il condroitin solfato migliora le proprietà elastiche della cartilagine e riduce il dolore articolare. La glucosamina diminuisce i segni del dolore associato all’OA anche nel cane.

Tra le comorbilità, anche in cani non particolarmente esposti a rischi relativi alla razza, l’obesità rappresenta un importante fattore di rischio: l’OA obesità-correlata a carico di gomito, anca e spalla può verificarsi in qualsiasi razza, spesso tra i 4 e gli 8 anni di età; il sovrappeso fa quasi quadruplicare il rischio di rottura del legamento crociato. Rispetto alla dieta, un’elevata assunzione di grassi è stata associata alle patologie di anca e gomito e un’alimentazione non controllata durante l’accrescimento rappresenta un fattore di rischio per displasia dell’anca e OA, a causa dell’aumentato carico meccanico articolare. Perciò, bando al fai-da-te con il cibo e segui i consigli del veterinario per una corretta alimentazione del tuo pet e l’eventuale somministrazione di integratori. Ti piacciono i cani sportivi? L’OA può derivare da traumi meccanici nelle razze “da corsa” come il Greyhound, a seguito di distorsioni soprattutto a livello di gomito, garretto, carpo e falangi. Perciò, se hai un animale da lavoro, poni particolare attenzione al suo benessere articolare. Una corretta gestione della dieta, del peso e l’integrazione alimentare con appositi integratori possono migliorare la mobilità e ridurre, in caso di trattamento, l’utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei.

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