La displasia dell’anca è una malattia articolare che evolve progressivamente, sviluppandosi durante l’accrescimento del cane. Parliamone.

La displasia dell’anca è una delle patologie ortopediche più frequenti nei cani, soprattutto in quelli di taglia medio-grande e in alcune razze predisposte, nonché nei loro incroci.

Cosa accade all’anca, in corso di displasia? Si altera la normale conformazione dell’articolazione coxo-femorale, predisponendo allo sviluppo di osteoartrite (OA), che si manifesterà con mobilità ridotta, zoppia e dolore.

La displasia dell’anca evolve durante l’accrescimento, ma condizionerà tutta l’esistenza del cane. Questa patologia, se non opportunamente gestita, avrà un inevitabile impatto negativo sulla qualità di vita del cane, in alcuni casi fino alla disabilità grave.

Considerata una malattia “multifattoriale”, riconosce diversi fattori causali, tra cui quelli nutrizionali e ambientali, nonché genetici. Alcuni, come la nutrizione e il moto, possono essere modulati anche da te, come proprietario, su indicazione del medico veterinario. La tua collaborazione è importante.

I controlli ufficiali

Dal punto di vista genetico, la displasia dell’anca è un disturbo poligenico (dovuto a diversi geni) ed è possibile che da genitori apparentemente sani nasca un cucciolo che poi svilupperà la malattia.

Se vuoi prendere, quindi, un cucciolo di razze predisposte alla displasia dell’anca, innanzitutto rivolgiti a un allevatore che faccia riproduzione selezionata, che ti rilascerà uno specifico pedigree che non documenti soltanto l’albero genealogico, ma anche i controlli effettuati sui riproduttori.

Proprio in ragione della sua significativa componente ereditaria, per la displasia dell’anca sono previsti dei controlli ufficiali per i cani iscritti al libro genealogico Enci (Ente nazionale cinofilia italiana), al fine di migliorare la selezione genetica nelle razze predisposte. Esiste un vero e proprio disciplinare, come anche dei veterinari appositamente accreditati e delle centrali di lettura riconosciute dall’Ente.

Il controllo radiografico ufficiale per la displasia dell’anca si esegue in anestesia o sedazione profonda, per ottenere il giusto grado di rilassamento muscolare che permetta di eseguire l’esame al meglio. L’esame viene effettuato solo alla fine dello sviluppo scheletrico, ovvero solitamente a 12 mesi di età, fino a 18 nelle razze grandi-giganti.

Perché il controllo si esegue solo alla fine della crescita? Perché la displasia dell’anca può evolvere durante la fase dell’accrescimento. Per questo, si aspetta che esso venga ultimato, per poter valutare e certificare la presenza e il grado di displasia.

In base alla gravità emersa nel corso dello studio radiografico, si definirà il grado di displasia dell’anca e si profileranno diversi approcci di gestione, clinica o chirurgica.

Il sistema di valutazione della Federazione Cinologica Internazionale (Fci) si basa su cinque gradi ed è quello a cui si riferisce anche l’Enci, in Italia:

  • A: anca normale
  • B: anca quasi normale
  • C: displasia leggera
  • D: displasia dell’anca media
  • E: displasia dell’anca grave

La diagnosi “precoce”

Ormai ti sarà chiaro che la fase dello sviluppo è particolarmente critica, rispetto all’eventuale sviluppo della displasia dell’anca.

Per questo, se hai preso un cucciolo di una razza a rischio di displasia dell’anca, segui tutte le indicazioni del medico veterinario: saprà consigliarti come gestire l’alimentazione, che non dovrà essere ipercalorica o ricca di grassi. È importante anche la corretta gestione del movimento che, durante il periodo del rapido accrescimento, dovrà essere “controllato” e non eccessivo.

Al di là dei controlli ufficiali, esiste anche la possibilità di effettuare una diagnosi precoce nel cucciolo, in un’ottica di medicina preventiva.

Una valutazione precoce affidabile include la visita ortopedica e uno studio radiografico per individuare i segni predittivi di displasia dell’anca, come la lassità articolare, già nei primi mesi di vita. Si effettua, infatti, prima della fine dell’accrescimento scheletrico, in sedazione profonda o anestesia.

L’obiettivo è quello di intercettare i primi segni di displasia dell’anca, sia radiografici che clinici (anche mediante specifici test) e di prevedere l’evoluzione della malattia, intervenendo in tempo utile anche chirurgicamente, quando ritenuto opportuno. La sinfisiodesi pubica giovanile, ad esempio, è un intervento poco invasivo, ma che si può praticare solo fino ai cinque mesi di età.

La displasia dell’anca è una condizione da non sottovalutare e, affinché non diventi invalidante, il fattore tempo ha la sua importanza.

A prescindere dall’approccio terapeutico scelto dal veterinario, grazie a una diagnosi precoce sarà ancora possibile intervenire sulla progressione della displasia dell’anca, prima che s’inneschi il processo artrosico e il quadro si complichi.

Soprattutto se appartiene a una delle razze predisposte alla displasia dell’anca, affida il tuo cucciolo al medico veterinario per le opportune valutazioni ortopediche, fin dai primi mesi di vita.

Displasia dell’anca e osteoartrite

Per capire meglio cosa accada, pensa all’articolazione displasica come a un ingranaggio che “gioca” troppo: a causa del fatto che ha perso la sua conformazione normale, si avranno delle alterazioni morfologiche sia a carico della testa del femore, che della cavità in cui è accolta (il cosiddetto “acetabolo”).

Secondariamente alla displasia dell’anca, si determina quindi l’OA, con:

  • dolore
  • degenerazione della cartilagine
  • rimaneggiamento osseo (con formazione di “osteofiti”)
  • alterazione dei tessuti molli periarticolari
  • infiammazione cronica della capsula articolare

La gestione dell’OA, una volta subentrata, resta quella “multimodale” che viene abitualmente impiegata. In generale, se dovessi notare che il tuo cane fatica a salire le scale, a mettersi in piedi da terra, o a balzare dentro il cofano dell’auto riferiscilo al veterinario: potrà essergli di aiuto a emettere diagnosi di osteoartrite.

Farmaci per il dolore da OA

  • FANS (antinfiammatori non steroidei)
  • Altri medicinali contro il dolore (ad esempio gababentin, o tramadolo)

Gestione non farmacologica dell’OA

  • Dieta e controllo del peso
  • Esercizio adeguato
  • Fisioterapia
  • Ambiente (modifiche che facilitino la mobilità ridotta del pet)
  • Agopuntura
  • Supplementi

Un esempio è il Confis ultra di Candioli Pharma, dove entrambe le sostanze sono presenti con elevati indici di purezza: glucosamina cloridrato (maggiore del 99%) e condroitin solfato, puro al 100%.

L’innovativo impiego dell’olio di canapa sul dolore da OA canina richiede ulteriori studi, ma le prime evidenze sono incoraggianti. Uno studio farmacocinetico e clinico suggerisce che la canapa ricca in CBD (cannabidiolo) può aiutare ad aumentare il comfort e l’attività nei cani con OA (Gamble et al, 2018). Esistono già dei mangimi complementari con olio di canapa, come l’Evexia plus di Candioli Pharma, che lo contiene al 15,2%.

Tra i nuovi approcci, sono stati sviluppati anche degli anticorpi monoclonali per alleviare il dolore associato all’osteoartrite del cane (Enomoto et al, 2019).

Sia per la gestione della displasia dell’anca, che dell’OA che può conseguirne (che sono due malattie differenti, ma correlate!) affidati prontamente al medico veterinario, che saprà indicarti la gestione più adeguata al tuo cane. Bandisci il fai-da-te.