L’osteoartrite (OA) nel gatto: i 10 segni per riconoscerla

Tutti i mammiferi sviluppano malattia articolare degenerativa (DJD) nelle articolazioni sinoviali, con distruzione progressiva di uno o più comparti: cartilagine, osso sub-condrale, capsula e legamenti. Rispetto al cane, nel gatto si sa poco sull’incidenza di OA o DJD, ma si ritiene che l’OA sia la forma più frequente di malattia articolare degenerativa anche in questa specie. Non va sottovalutata.

Osteoartrite felina, la “malattia invisibile”

L’OA felina può essere primaria, anche semplicemente dovuta alla vecchiaia nel 71% dei casi, o secondaria a patologie articolari (la displasia dell’anca, ad esempio, o la lussazione rotulea). Nel gatto l’OA resta sotto-diagnosticata. Come mai? Una delle principali difficoltà nel riconoscerla è che i segni esteriori della malattia possono essere piuttosto generici, in questa specie. Essi possono includere, ad esempio, cambiamenti del comportamento e disturbi del sonno, oltreché una ridotta agilità e minore inclinazione al gioco. Tuttavia, queste variazioni possono non essere riconosciute come indici di OA e, spesso, quelli che in realtà sono degli atteggiamenti “evitanti” nei confronti del dolore vengono interpretati come semplici manifestazioni di pigrizia o di vecchiaia. Perciò, è bene che il proprietario impari a riconoscere questi segnali e a riferirli al veterinario, divenendone un prezioso alleato. La specie felina è infatti caratterizzata da una scarsa manifestazione clinica del dolore, sia acuto (addirittura quello peri-operatorio!) che cronico, come in caso di osteoartrite. Per questo, esso può risultare poco apprezzabile non solo in casa, ma anche dal veterinario in visita, anche perché è più difficile, rispetto al cane, farlo camminare o correre davanti a un osservatore.

Oltre a ciò, il motivo principale per cui l’artrite resta sottostimata è che, differentemente dal cane e dall’uomo, il gatto di rado mostra una zoppia evidente, soprattutto in caso di patologia monolaterale. In diversi studi clinici in cui, a fronte di segni radiografici di OA, la zoppia era presente solo dal 4% al 17,5% dei casi. In effetti, i sintomi possono essere mascherati da diversi fattori: il gatto non viene portato al parco come il cane e, anche a causa della sedentarietà in casa, ci si accorge meno di eventuali andature anomale; taglia e peso ridotti, poi, procurano minori stress meccanici e una migliore ridistribuzione del peso sulle articolazioni “sane”. A complicare ancor più la comprensione del quadro, c’è anche la tipica indipendenza felina, che alza le probabilità che l’animale diventi distaccato, quando soffre, a differenza del cane che invece tende a richiedere più attenzioni da parte del proprietario.

Oltre al dolore, anche la diminuzione del ROM (raggio di escursione articolare) e l’ectasia (gonfiore) articolare, anche se presenti, possono risultare di difficile esplorazione. Eppure, l’OA felina esiste e come. Le articolazioni più colpite sono prevalentemente anca, ginocchio, tarso e gomito. La prevalenza di DJD nel gatto è alta: si stima che il 90% dei gatti abbia segni radiografici di malattia articolare degenerativa, di cui almeno il 40% mostra segni clinici correlati al dolore.

Artrosi e displasia dell’anca? Ebbene sì, anche nel gatto!

Rispetto alla sua presenza nei cani e negli esseri umani, la displasia dell’anca è rara nei felini. È comunque opportuno sapere che esiste, soprattutto se il tuo micione appartiene a razze a rischio. Proprio come nel cane, infatti, le razze feline che hanno maggiori probabilità di sviluppare la displasia dell’anca sono quelle più grandi e con ossatura più pesante, tra cui soprattutto il Maine Coon, ma anche Persiano e Himalayano; possibile anche in razze più leggere, come il Devon Rex. Mentre in un animale con una testa del femore perfettamente adattata nel suo alloggio (acetabolo) l’articolazione è libera di scivolare e ruotare parzialmente, consentendo al gatto di sdraiarsi, alzarsi, arrampicarsi sugli alberi, inseguire topi e svolgere la sua vita normale, ciò non accade opportunamente in un gatto displasico. Altri fattori sembrano giocare un ruolo causale nello sviluppo della malattia, come l’obesità, che genericamente rappresenta un fattore peggiorativo anche nei confronti dell’OA.

Artrite felina e dolore

Purtroppo mancano delle tecniche convalidate per misurare il comportamento associato al sollievo dal dolore nell’artrosi felina. A differenza del cane, nel quale da anni è possibile correlare la valutazione del dolore effettuata dal proprietario con quella clinica del veterinario, anche con l’ausilio di appositi strumenti per lo studio della zoppia (ad esempio, la cosiddetta “pedana di forza”), nel gatto non è stata ancora standardizzata una valutazione soggettiva del dolore secondo il proprietario. Anche nel gatto, però, è stato impiegato uno strumento detto “accelerometro” (misuratore dell’andatura, montato nel collare per 3 settimane), in modo da incrociare i dati meccanici con le valutazioni soggettive dei proprietari rispetto al dolore e al suo sollievo, dopo somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei. I risultati di questo studio indicano che i proprietari di gatti sono assolutamente in grado di rilevare le variazioni nel comportamento associate all’OA, così come l’eventuale sollievo dal dolore. Si ritiene inoltre che anche nell’OA felina possa innescarsi una particolare forma di dolore, su base centrale, in cui si sviluppa una maggiore sensibilità dolorifica anche in parti del corpo non colpite da vere e proprie lesioni che possano giustificarlo, con conseguente aggressività al momento del tocco in quell’area. Il tuo gatto, dunque, il dolore lo prova senz’altro e tu, in qualità di proprietario, puoi imparare a riconoscerlo. Per questo, sono stati recentemente elaborati diversi metodi per misurarli e permettere di riferirli opportunamente. Tra i più usati, l’indice del dolore muscolo-scheletrico (FMPI).

Osteoartrite felina: i segni che puoi notare in casa

Se in casa hai un gatto, domandati “davvero il mio gatto non avverte dolore?”. È davvero importante che impari a riconoscere i 10 segni che riconducibili all’OA nel gatto. Vediamoli insieme, nella tabella 1 che abbiamo elaborato per te.

I 10 SEGNI che ti possono far pensare che il tuo gatto ha l’OADillo al veterinario…
SPECIFICI (relativi alla mobilità)PresentiAssenti
1. Riduzione dell’attività fisica
  Riluttanza al movimento
  Esitazione a salire le scale
  Tendenza a dormire di più e giocare meno

2. Riduzione dell’attività fisica





No
No
No
No

No
ASPECIFICI (non relativi alla mobilità)PresentiAssenti
3. Riduzione o modifiche nell’appetito
   Cambiamenti nell’assunzione di cibo/acqua

No
No
4. Inarcamento/ripiegamento durante il sonnoNo
5.  Grooming
Riduzione o riluttanza alla toelettatura

No
No
6.  Grooming
Aumento della tolettatura e insistenza in un punto (doloroso)

No
No
7. Eliminazione fuori dalla lettiera (per difficoltà nell’entrarci)No
8. Sensibilità aumentata al tocco (piange o si lamenta, se toccato nei pressi delle articolazioni)No
9.  Variazioni del comportamento
Tendenza all’isolamento
Tendenza all’aggressività


No
No
No
10.  Strizzamento degli occhi
Tendenza a socchiudere gli occhi, a prescindere dalla luce

No
No
Tabella 1. I 10 segni che ti possono far pensare che il tuo gatto ha l’OA10
*a: la numerazione dei segni non è da intendersi come progressiva

Ecco fatto. Adesso sei in grado non solo di seguire il tuo gatto al meglio, ma anche di fare un’altra cosa davvero importante. Potrai, infatti, essere molto di aiuto al tuo veterinario, nel fargli comprendere al meglio lo stile di vita del pet in casa, giorno per giorno. Questo è sempre molto importante in medicina veterinaria, ma lo è ancor più nell’ortopedia e in una patologia come l’OA felina, che spesso è difficile diagnosticare.

Nel gatto, i cambiamenti più frequentemente associati ad OA sono una ridotta capacità di saltare (71%) e un’altezza di salto ridotta (nel 67% dei casi). Perciò, se li noti, non pensare che sia semplicemente invecchiato, ma riferiscili. Potrai anche notare dei movimenti rigidi e rallentati; se poi vedi che all’improvviso Felix non vuole più saperne di salire al piano di sopra, cosa che prima amava tanto fare, considera che potrebbe trattarsi di uno degli atteggiamenti “evitanti” nei confronti del dolore.

Tra i segni aspecifici, ovvero non direttamente correlati alla mobilità, da notare le variazioni nel sonno e nella toelettatura. Le alterazioni del grooming, infatti, possono essere dei segnali molto utili: se l’animale tende a ridurre la pratica di leccamento, potrebbe essere dovuto al dolore arrecato dall’espletazione della pratica. Non è rara, infatti, la presenza di processi artrosici vertebrali: in uno studio, su 80 gatti con OA, 26 presentavano la malattia a livello della colonna, soprattutto a livello lombosacrale. Se, viceversa, il gatto prende a leccarsi insistentemente in un punto, questo può essere un utile indice di localizzazione di un’area dolorosa. Rispetto al sonno, è stato riportato che il dolore cronico dovuto all’OA può interromperlo significativamente nell’essere umano e nel cane. E nel gatto artrosico? È stato condotto uno studio per comprendere se l’aumento della durata del riposo di gatti con OA fosse dovuto a un vero disturbo del sonno, o solo al semplice invecchiamento. I risultati hanno rivelato un tempo di riposo diurno decisamente aumentato a causa della vecchiaia, mentre le variazioni in quello notturno erano molto ridotte. Per questo, una valutazione oggettiva della qualità del sonno notturno potrebbe aiutare nella diagnosi precoce di OA felina.

Un altro segno indiretto della ridotta attività fisica è poi la crescita eccessiva delle unghie, che potrai notare facilmente anche a causa del fastidioso ticchettio sul pavimento. Se poi avverti che s’infastidisce quando lo tocchi, specialmente nei pressi delle articolazioni, sarà senz’altro un interessante dato da riferire al veterinario. E se all’improvviso è diventato meno socievole e riduce l’interazione con gli altri pet della casa (se ne hai più di uno), ricorda che è versomile che un gatto, a differenza del cane, risponda al dolore con la tendenza all’isolamento. A differenza del cane, nel gatto non ci sono stati degli studi specifici sull’aggressività indotta dal dolore cronico, ma si ritiene che essa possa insorgere anche in correlazione all’osteoartrite: essa si manifesta tipicamente con umore peggiorato e resistenza all’interazione, talvolta anche con atteggiamenti di paura.

La difficoltà a entrare e uscire dalla lettiera, invece, può far pensare che l’animale abbia difficoltà meccaniche nel farlo, casomai perché l’articolazione dell’anca non funziona a dovere nell’atto della propulsione. È stato riportato il caso di un gatto di 8 anni, abitualmente socievole con le persone e con l’altro gatto di casa, che negli ultimi 4 anni urinava anche fuori dalla lettiera, senza piegarsi; inoltre, era meno socievole e mostrava paura nei confronti di cose che prima non temeva (temporali, ad esempio). Nell’indagare eventuali affezioni urinarie, anch’esse rintracciate e gestite, si riscontravano anche delle alterazioni artrosiche nella colonna vertebrale. Trattato infine per l’OA, con un apposito farmaco e integratori per il benessere articolare, non ha più avuto disturbi per un periodo continuativo di 18 mesi. Circa l’appetito, non solo in questo caso ma sempre, se noti delle variazioni negli abituali modi di assumere acqua o cibo, prendine nota e riferiscile.

Non sottovalutare nulla, neanche quelli che possono sembrare i segni più lontani dalla problematica articolare, perché il gatto ha un modo tutto suo di manifestare il dolore e di comunicartelo. Impara a riconoscere anche “ciò che non sembra OA”, e riportalo al veterinario: saranno degli importanti campanelli d’allarme, che potranno indirizzarlo nella diagnosi. Per farlo, puoi anche servirti della tabella interattiva sopra riportata.

OA felina e qualità della vita

Valutare la qualità della vita salute-correlata (HRQoL) è sempre più importante nella medicina degli animali da compagnia. In America è stato infatti elaborato un apposito questionario di misurazione psicometrica felina in16 punti, che è risultato valido e affidabile. La misurazione di questo utile parametro potrebbe essere utilizzata nella pratica clinica e tu, come proprietario, potresti essere di grande aiuto per il veterinario anche nella fase di monitoraggio della malattia. Una buona gestione nutrizionale, comprensiva di diete mirate e integratori alimentari formulati con nutraceutici selezionati per la salute articolare, intervenendo anche sulla perdita di peso se necessario, può aiutare a prevenire e rallentare la progressione dell’OA.

Tabella 2.

Valutazione della qualità di vita del tuo gatto dopo il trattamento (Lascelles et al, 2007)

Stato della qualità vita dopo il trattamento
Deteriorato/peggiorato 
Invariato 
Leggermente migliorato 
Moderatamente migliorato 
Molto migliorato 
Grazie alla tabella 2 potrai registrare le variazioni della qualità di vita del tuo gatto, alla fine di ciascun trattamento per l’OA. Sia il tuo amico a 4 zampe che il veterinario, ringrazieranno.