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Circa il 20% della popolazione dei cani da compagnia sviluppa spontaneamente l’osteoartrite, e nel gatto la patologia resta sottostimata ma è assolutamente presente. Il dolore derivante da disturbi muscolo-scheletrici come l’OA è una delle principali cause di disabilità, nell’uomo. Vediamo cosa accade nel pet…

OA e disabilità: un po’ di numeri

Secondo i dati del 2016 dell’Osteoarthritis Research Society International (OARSI) l’OA rappresenta il 2,4% di tutti gli anni vissuti dall’uomo in condizione di disabilità. La gestione di questa malattia globale è una sfida importante per la salute dei nostri giorni. Nel cane e nel gatto, è lo stesso? Con le opportune differenze, la situazione è molto simile: nel cane l’OA è una malattia frequente, con una prevalenza che va dal 2,5% nel Regno Unito fino a oltre il 20% nei cani americani di età superiore a 1 anno. L’OA felina, anche semplicemente correlata all’invecchiamento, arriva a superare il 70%. E anche nel pet gli effetti dell’osteoartrite possono essere davvero debilitanti: in alcuni casi di dolore intrattabile, è stato addirittura riportato il ricorso all’eutanasia.

OA trascurata? Il grado aumenta e la qualità di vita diminuisce

Alle alterazioni funzionali e strutturali delle articolazioni si associano dolore, infiammazione e ridotta mobilità. Si potrà avere anche un deterioramento della muscolatura, come risultato della riduzione del movimento dovuta al dolore. Da un punto di vista clinico, la principale risposta sarà la zoppia, che nel gatto è meno evidente. Ma se la cartilagine articolare non ha terminazioni nervose, come mai il pet sente male? Quello da OA è un dolore complesso, sia centrale che periferico; una componente “neuropatica”, inoltre, potrebbe talvolta giustificare una mancata risposta ai farmaci convenzionalmente impiegati. Nell’insieme, un’OA trascurata finirà per influire sul livello di comfort, sulle azioni quotidiane dell’animale (anche sul semplice stare in piedi, o camminare!), sulla tolleranza all’esercizio fisico, su attività “normali” come giocare o salire le scale, sulle abitudini urinarie e fecali, ma anche sul normale comportamento e sulla vita sociale, che virerà verso l’isolamento o l’aggressività. Nel caso del gatto, i salti diminuiranno e, nel caso di felini “cacciatori”, anche questa amata pratica verrà ridotta al minimo. Come intervenire? Il fattore tempo è importante: prima è, meglio è. Affidarsi al veterinario e avviare un adeguato piano di assistenza a lungo termine rappresenta la sola opportunità per interrompere il circolo vizioso di deterioramento dovuto all’OA. Trascurarla, invece, significa condurre il tuo animale a una netta riduzione della qualità di vita. La volontà di migliorare il notevole disagio fisico degli animali artrosici ha portato alla creazione di strumenti utili alla diagnosi precoce e specifica in ogni fase della malattia, nonché al suo monitoraggio. Cosa puoi fare tu? Sarai di grande aiuto, riferendo sintomi e cambiamenti spontanei dovuti al dolore, anche compilando degli appositi questionari se ti verranno proposti. Il recente Canine OsteoArthritis Staging Tool (COAST), ad esempio, tiene conto in 4 gradi sia della valutazione clinica che della tua osservazione da proprietario. Il già noto indice di dolore cronico di Helsinki (HCPI) prevede invece 11 domande su umore, zoppia e voglia di muoversi. Esistono anche dei “metrologi clinici” come l’Inventario del dolore BPI (Tabella 1), che è stato sviluppato per misurare severità ed impatto del dolore cronico del cane sulle attività di tutti i giorni. Il tuo pet lo conosci bene! Quindi la tua percezione, anche se soggettiva, sarà utile a monitorare l’andamento dell’OA: qualora ti venga richiesto dal veterinario, rispondere ai questionari sarà un altro modo per non trascurarla.

L’approccio corretto all’OA? Mai superficiale!

Identificare i segni dell’OA può essere difficile e ancor più nel gatto nel quale, anche per questo motivo, la malattia resta ad oggi sottostimata. L’OA felina esiste, questo è certo: sia primaria, che secondaria a patologie quali displasia dell’anca e lussazione di rotula. Poiché il gatto manifesta il dolore in maniera poco evidente, sarà fondamentale imparare a riconoscerne i segni. Anche nel cane, specialmente all’inizio, le alterazioni comportamentali intermittenti correlate al dolore possono passare inosservate o non comprese; di conseguenza, spesso si arriva a consultare il veterinario solo quando l’OA è avanzata e le conseguenze già marcate. Se noti non solo la zoppia, che resta il sintomo-chiave ma non sempre evidente, ma anche dei comportamenti che si discostino da quelli routinari, riferiscili subito al veterinario, in modo che possa intervenire prontamente sul dolore. Mai temporeggiare, con l’OA! Nel tuo approccio di proprietario non superficiale, avrà di certo un ruolo anche la prevenzione: se il tuo cane appartiene a una delle razze a rischio di artropatie trasmissibili, la prima regola sarà prevenire, seguendo le indicazioni veterinarie circa lo screening, la dieta e lo stile di vita adeguati. L’osteoartrite, infatti, viene più comunemente causata proprio dalle anomalie dello sviluppo articolare quali le displasie di anca e gomito, come da altre patologie presenti nella piccola taglia, tra cui necrosi asettica della testa del femore e lussazione di rotula (presente, questa, anche nelle grandi taglie, dove però di solito è laterale). Rispetto al momento in cui si manifesta, potremmo dirla con uno slogan: “l’OA arriva ad ogni età”. Prevalenza e frequenza, però, sono più alte negli anziani data l’usura a lungo termine delle articolazioni: più del 50% dei casi di osteoartrite si diagnostica in cani tra gli 8 e i 13 anni. Non solo l’età, ma anche l’eccesso di peso e l’obesità possono contribuire alla progressione e alla gravità della malattia, con conseguenze peggiori. E l’obesità, purtroppo, non è rara: interessa circa il 59,5% dei gatti e il 55,8% dei cani targati U.S.A. Dieta ed esercizio fisico sono importanti, ma richiedono un impegno a lungo termine. Oltre al veterinario, sei tu il solo a poter fare la differenza nell’evitare le conseguenze peggiori.

Come evitare le conseguenze dell’OA

Le opzioni di trattamento dell’OA, come anche nell’uomo, vanno dal semplice cambiamento dello stile di vita (ad esempio, riduzione del peso e movimento controllato), alla gestione con farmaci (FANS, oppioidi, cortisonici), fino al trattamento chirurgico. In questo approccio “multimodale” rientrano efficacemente anche la fisioterapia, l’idroterapia e approcci alternativi supportati dalla letteratura scientifica, come l’agopuntura. Poiché i farmaci non sono scevri da effetti secondari, tra le conseguenze indirette dell’OA potremmo includere anche la scarsa tollerabilità nel tempo delle molecole impiegate. Per questo, un aiuto significativo arriva dagli integratori alimentari, purché opportunamente formulati per il benessere articolare di cane e gatto. Oltre alla glucosamina e al condroitin solfato, dalla comprovata azione sinergica e protettiva nei confronti della cartilagine, utili anche l’acido ialuronico e il collagene di tipo II non denaturato. Anche alcune piante officinali ad azione “antinfiammatoria” si sono rivelate efficaci sia nell’uomo che nel cane, tra cui la Boswellia serrata Roxb. I cannabinoidi rappresentano, inoltre, un interessante strumento emergente per l’OA. Un aiuto può arrivare anche dal plasma ricco di piastrine (PRP): è stato infatti dimostrato che, dopo il trattamento, i segni di dolore nelle articolazioni trattate, così come la zoppia, si riducevano o venivano meno. E non abbiate paura dell’infiltrazione intra-articolare. Si tratta di una procedura semplice, rapida e sicura, purché eseguita da mani esperte. L’OA insomma non va trascurata, onde evitarne le conseguenze, ed esistono diversi modi per farlo. Primo fra tutti, affidarsi al veterinario e seguirne le indicazioni. Gestendo al meglio l’osteoartrite, assicurerai una migliore qualità di vita a tutti! Anche a te, non solo al pet con cui vivi.

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